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domenica 17 settembre 2017

I film più attesi della nuova stagione




La nuova stagione cinematografica si preannuncia ricca di emozioni. Sono tanti i film interessanti in uscita nei prossimi mesi. A cominciare dall’ultimo lavoro di Cristopher Nolan, Dunkirk, appena approdato nelle sale italiane, per non parlare di uno dei sequel più attesi nella storia del cinema, Blade Runner 2049 e dell’ottavo episodio della saga Star Wars.

È uscito da pochi giorni in Italia Dunkirk, l’ultimo film di quel genio di Cristopher Nolan, uno dei registi più importanti dell’ultimo ventennio e autore di numerosi film cult quali Memento, la trilogia legata a Batman, The Prestige e Inception. Reduce da Interstellar, il film che forse ha convinto di meno la critica, Nolan torna dietro la macchina da presa per girare uno dei war movie più sorprendenti del nuovo millennio. Accolto molto bene dalla critica, il film racconta l’evacuazione via mare delle truppe alleate nel 1940 nei pressi di Dunkerque. Una storia in cui trionfano più le immagini che i dialoghi e l’umanità dei protagonisti in un contesto bellico.



C’è grande attesa per l’uscita a ottobre di Blade Runner 2049, il sequel del capolavoro del 1982 targato Ridley Scott. Diretto da Denis Villeneuve, la storia è incentrata sulla ricerca dell’agente K (Ryan Gosling) di Rick Deckard (Harrison Ford), un ex blade runner scomparso più di trent’anni. Un film molto rischioso in compagnia di Harrison Ford: sarà dura reggere il confronto con il primo capitolo che ha segnato il genere della fantascienza sul grande schermo.



Sempre a ottobre uscirà un film italiano con protagonista il grande Toni Servillo: La ragazza nella nebbia. Donato Carrisi, scrittore, giornalista e sceneggiatore pugliese, esordisce alla regia portando in scena il suo sesto, omonimo romanzo pubblicato nel 2015. Un giallo incentrato su una sedicenne scomparsa sulle Alpi che vede il ritorno di Servillo nei panni di un poliziotto, sette anni dopo il bel film La ragazza del lago.

Si preannuncia interessante anche The Promise in arrivo a novembre. Diretto da Terry George, il film è incentrato sulla storia del genocidio degli armeni, avvenuto in Turchia durante la Prima Guerra Mondiale. Mikael Boghosian (Oscar Isaac), uno studente di medicina armeno, conosce la bellissima Ana Khesarian (Charlotte Le Bon) e il suo compagno Chris Myers (Christian Bale), giornalista americano. Un film che non piacerà molto alle istituzioni turche visto l’argomento trattato.



A dicembre arriverà nelle sale italiane l’ultimo lavoro di George Clooney, Suburbicon, presentato in questi giorni al festival di Venezia. Nato dalle penna dei fratelli Coen, il film racconta la storia di una famiglia americana di periferia che, a seguito di un’infrazione, sarà coinvolta in una vicenda segnata dalla vendetta, ricatto e tradimento. Un sodalizio sempre più forte quello tra Clooney e i Coen, che potrebbe portare la pellicola a essere una delle protagoniste della prossima notte degli Oscar anche grazie a un grande cast, in cui figura tra gli altri Matt Damon.





Sotto le feste natalizie arriverà l’attesissimo nuovo episodio (l’ottavo della saga, il secondo della nuova trilogia) di Star Wars: Gli ultimi Jedi, diretto da Rian Johnson. Per il terzo anno di fila, la saga nata dalla mente di George Lucas, ci accompagnerà a fine anno per riprendere la storia iniziata con Il risveglio della forza. Luke Skywalker (Mark Hamill), in esilio volontario sul pianeta Ahch-To, si impegnerà ad allevare le nuove leve Jedi per sconfiggere le forze del Lato Oscuro.





Infine, anche quest’anno, non mancherà il nuovo lavoro di Woody Allen. Wonder Wheel (uscita prevista a Capodanno) racconterà una storia d’amore ambientata negli anni Cinquanta a Coney Island, sede del famoso lunapark di New York. Ai piedi della Wonder Wheel Ginny (Kate Winslet) cerca di corteggiare il guardiaspiaggia Mickey Rubin (Justin Timberlake), ma in mezzo si intrometteranno molti ostacoli. Nel film comparirà anche Jim Belushi, uno dei protagonisti della nuova stagione di Twin Peaks diretta da David Lynch. Una storia in pieno stile alleniano che ci accompagnerà nel nuovo anno. 




lunedì 29 agosto 2016

Non è un paese per vecchi



Sinossi: Texas, inizio anni ’80. Un reduce del Vietnam di nome Llewelyn Moss (Josh Brolin) trova in una zona desertica una valigetta con due milioni di dollari, abbandonata in mezzo ai resti di diversi uomini e automezzi. Il suo ritrovamento innesca una reazione a catena all’insegna della violenza:  Anton Chigurh (Javier Bardem), un killer psicopatico nichilista, gli darà la caccia, mietendo numerose vittime sulla sua strada. Nella vicenda viene coinvolto anche lo sceriffo Bell (Tommy Lee Jones), disilluso e vicino alla pensione.




I Coen rivisitano il genere western (e non solo) facendo un film postmoderno ricco di significati simbolici, basato sull'omonimo romanzo di Cormac McCarthy. I tre personaggi principali - lo sceriffo Ed Tom Bell, il killer psicopatico Anton  Chigurh e l’avido Llewelyn Moss – incarnano tutti qualcosa, portando la storia su una dimensione a tratti metafisica.

Lo sceriffo è l’antieroe coeniano per antonomasia, che viene scaraventato in una girandola di eventi sanguinosi che sembra non avere fine. Cinico e guardiano di un’etica ormai smarrita, Ed Tom Bell sembra essere consapevolmente impotente di fronte a una società sempre più corrosa nei suoi valori basilari (si pensi alla scena in cui dei ragazzini vendono a caro prezzo una giacca a Moss, ferito e in fuga). Se nei western classici spesso la Legge riusciva ad avere la meglio sui criminali, qui invece non riesce a fermare il Male, incarnato da uno straordinario  Javier Bardem nei panni di un killer, nichilista e spietato, con cui non si può scendere a patti.

Il personaggio di Moss, infine, si colloca tra questi due antipodi morali: è un reduce del Vietnam disadattato seppur onesto che a suo modo viola le regole pur di arricchirsi con dei soldi sporchi di sangue trovati casualmente. Le sue scelte, mosse da avidità  ed egoismo (due temi molto ricorrenti nella filmografia dei Coen) provocheranno solo altro male, innescando l’infinita e sanguinosa caccia di Chigurh.

Premiato nel 2008 con quattro Oscar (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista)  “Non è un paese per vecchi” è un film intenso, crudo e denso di significati, impregnato da una visione pessimista verso la società contemporanea priva di valori autentici. La pellicola si colloca sicuramente tra le opere più riuscite nella filmografia dei fratelli Coen.

VOTO: 



mercoledì 10 febbraio 2016

Berlinale 2016

Articolo già pubblicato su "ArtInTime" il 10 febbraio 2016. 




Cresce l’attesa per la 66esima edizione della Berlinale, in programma da domani 11 fino al 21 febbraio, dove si sfideranno in concorso diciotto opere per la conquista dell’Orso d’Oro.

Il Festival Internazionale del Cinema di Berlino verrà aperto dal nuovo attesissimo film dei fratelli Coen, Ave, Cesare!, lavoro fuori concorso che vanta un cast di stelle, tra cui George Clooney e Scarlett Johansson.

Tra i film in gara ci sarà anche l’italiano Fuocoammare di Gianfranco Rosi (Leone d’Oro a Venezia 2013 per Sacro GRA), documentario girato a Lampedusa e dedicato al tema attualissimo dei migranti del Mediterraneo. Anche in giuria ci sarà un po’di tricolore, grazie alla presenza dell’attrice Alba Rohrwacher che affiancherà la presidente di Meryl Streep.

In gara troverà spazio anche A Lullaby to the Sorrowful Mystery, opera del filippino Lav Diaz ambientata durante la rivoluzione delle Filippine contro la dominazione spagnola. Il film passerà senz’altro alla storia per la sua durata: ben otto ore!

Tra i film in concorso da segnalare anche Midnight Special di Jeff Nichols, pellicola a metà strada tra thriller e il genere paranormale.

Difficile trovare un unico filo conduttore del Festival, come ha sottolineato il direttore Dieter Kosslick, anche se molte opere sono incentrate sui temi della ricerca della felicità e delle varie migrazioni in atto nel mondo.

Fuori concorso verrà presentata l’ultima fatica di Spike Lee Chi-Raq, titolo che unisce le parole “Chiacago” e “Iraq” per raccontare la storia di una donna di nome Lysistrata (Teyonah Parris) che protesta contro l’uso delle armi degli afroamericani contro se stessi.

Nella sezione Berlinale Special troverà spazio anche Where to Invade Next, ultimo lavoro del celebre documentarista statunitense Michael Moore (Fahrenheit 9/11) incentrato sul confronto tra il welfare europeo (si parla anche del nostro Paese) e quello a stelle e strisce.

Tra gli esordienti, c’è attesa per il debutto del regista teatrale Michael Grandage con il film Genius: il film parla della storia di Max Perkins, editore che pubblicò le opere di mostri sacri della letteratura statunitense come Scott Fitzgerald, Thomas Wolfe e Hemingway. Presenti nel cast: Colin Firth, Nicole Kidman e Jude Law.

lunedì 25 maggio 2015

Cannes 2015: Ko Italia, vince il cinema impegnato

L'Italia esce a mani vuote dalla 68a edizione del Festival di Cannes. Nonostante l'ottima accoglienza sia da parte della critica che del pubblico di tutte e tre le pellicole italiane - Youth di Paolo Sorrentino, Il racconto dei racconti di Matteo Garrone e Mia madre di Nanni Moretti - la giuria presieduta dai fratelli Coen ha preferito premiare il cinema impegnato, in accordo con il direttore del Festival Thierry Fremaux che ha fortemente voluto in concorso film incentrati su temi di attualità o storici: immigrazione, eutanasia, crisi economica e Shoah.  

La palma d'oro è andata al film francese Dheepan di Jacques Audiard che affronta il tema dell'immigrazione in Francia vista dalla parte degli "altri". In particolare, il film narra la storia di un combattente dello Sri Lanka che per fuggire dalla guerra crea una famiglia di convenienza per andare a vivere a Parigi, dove però lo attenderà un'altra dura realtà, quella delle banlieu.

Il Grand Prix è andato invece all'esordiente regista ungherese László Nemes per la sua opera Son of Saul che affronta il tema della Shoah portando direttamente gli spettatori dentro Auschwitz.

Il premio per la regia è andato al taiwanese Hou Hsiao-Hsien per The Assasin, mentre The Lobster del greco Yorgos Lanthimos si è aggiudicato il premio della giuria suscitando molti dubbi tra i critici. 

Vincent Lindon ha battuto un gigantesco Michael Caine nella categoria "miglior attore" per l'interpretazione di un disoccupato metropolitano nel film francese La loi du marché di Stéphane Brizé, mentre il premio per "miglior attrice" è stato assegnato ex equo a Rooney Mara per Carol di Todd Haynes ed Emmanuelle Bercot per Mon roi di Maïwenn.

La "miglior sceneggiatura" è stata assegnata al messicano Michel Franco per Chronic in cui affronta il tema dell'eutanasia.

La Palma d'oro alla carriera è andata alla grande regista francese Agnès Varda, le cui prime opere anticiparono la Nuovelle Vague.




DICHIARAZIONI ALLA STAMPA DEI CO-PRESIDENTI DI GIURIA

"Sapete, con un'altra giuria, con un altro gruppo di persone, sarebbe finita in modo diverso. Ma noi ci siamo entusiasmati per film in cui ci siamo riconosciuti ed è proprio questa la natura del nostro compito" - ETHAN COEN

"Abbiamo giudicato come artisti, non come critici. Non potevamo premiare tutti, da una selezione perfetta abbiamo tirato fuori un verdetto imperfetto. Alcuni dei film eliminati avremmo voluti rivederli più di una volta, ma è stato impossibile" - JOEL COEN


sabato 28 gennaio 2012

A Serious Man


Trama: Larry è un professore di fisica ebreo che sogna di entrare definitivamente nel mondo accademico. La sua vita viene però improvvisamente sconvolta da una serie di eventi imprevisti: la moglie chiede il divorzio rituale per risposarsi con un amico di famiglia, il figlio attende di festeggiare il suo Bar mitzvah, la figlia gli ruba dei soldi per rifarsi il naso, uno studente coreano tenta di corromperlo e una vicina sexy gli turba i sogni. Per uscire da questo momento esistenziale difficile, Larry decide di rivolgersi a tre rabbini…



Qual è il senso delle cose che ci capitano nella vita? È tutto frutto del caso o di un disegno divino? Intorno a questa questione esistenziale ruota l’ultima fatica dei fratelli Coen, che mettono in scena una commedia sugli ebrei ironica, sprezzante ed enigmatica, ambientata nel 1967 in una cittadina del Mid-West americano. Non è un caso che il protagonista sia un professore di fisica, un uomo “serio”, per bene, rispettoso della tradizione ebraica, che cerca nelle formule matematiche una via per risolvere i problemi della vita. Una serie di eventi familiari e professionali però lo mettono alla prova, così come accade a Giobbe nella Bibbia. Come lui, anche Larry non perderà mai la fede, nonostante mille problemi (tra cui il distacco dai figli), anzi, cercherà proprio nei riti e nella tradizione della sua religione una chiave di lettura di quello che gli sta capitando. Chiederà udienza anche a tre rabbini, in ordine crescente di età e importanza, per capire cosa vuole Ashem (il Signore) dalla sua esistenza. I tre saggi (in realtà due perché il terzo non lo riceve in quanto impegnato a meditare) non hanno risposte facili da dargli: l’unica via è non fare domande, essere un uomo serio, pronto ad aiutare gli altri e ad accettare il volere divino con rassegnazione, senza cercare di comprenderlo dal punto di vista umano.

I Coen, con questa brillante commedia in parte autobiografica, cercano di mettere alla berlina in modo ironico e originale il mondo della cultura ebraica, un po’ alla Woody Allen. La storia di Giobbe viene contestualizzata nell’America degli anni Sessanta sconvolta dalla forza del rock e della trasgressione (alcuni chiari riferimenti sono l’uso di hashish del figlio tredicenne Danny, la focosa vicina che incarna l’erotismo, l’esigenza estetica di un intervento rinoplastico della figlia Sarah e il tradimento della moglie). Larry cerca di risolvere i suoi problemi in modo serio e ortodosso, secondo i dettami della sua religione, ricca di usanze e storie che si perdono nella notte dei tempi. Nonostante questa integrità morale e religiosa, non riesce ad uscire fuori dai guai e a rientrare nelle grazie del Signore come invece accadeva al personaggio biblico. Anzi, anche il finale, aperto e pregno di significati simbolici, non ci fa presagire niente di buono all’orizzonte, dove invece si scorge un tornado devastante pronto a seminare distruzione (e a spazzare via una bandiera americana enigmaticamente inquadrata).

In conclusione, un film geniale (soprattutto nella sceneggiatura e nel montaggio), dal ritmo serrato e ricco di ironia, con una magistrale interpretazione di Michael Stuhlbarg. Una storia che si presta a diverse letture interpretative, soprattutto per chi conosce più a fondo la cultura giudaica. 


VOTO: 


(già pubblicato il 4/11/2010 su Mondoattauale)